Il silenzio è l'ultima arma del potere - Charles De Gaulle

Pubblicato da Mada Alfinito nella categoria Regole per una Buona Comunicazione il 20/09/2017ultimo aggiornamento il 20/09/2017

Regola #4 per una buona comunicazione

"Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano."

(Martin Luther King)

Ci sono parole che non vorremmo smettere mai di ascoltare. Ci sono discorsi che vorremmo continuare per ore. E poi esistono i silenzi, i quali non sono soltanto il linguaggio di coloro che si amano empaticamente senza bisogno di spiegazioni. Il silenzio, molte volte, viene usato come strategia per ferire chi ci è vicino e, paradossalmente, sono proprio gli amanti che conoscono bene le due facce di questa medaglia. Il silenzio può diventare la migliore arma dell’indifferenza: esso può far crollare aspettative e rompere brutalmente le attese alle risposte d’amore. Il silenzio è paura, il silenzio è rabbia, il silenzio è rancore. Il silenzio è anche rassegnazione e senso di inadeguatezza. Il linguaggio umano è davvero potente perché anche quando le parole vanno via sono capaci di parlare nel vuoto che lasciano. Il silenzio parla, insinua, accusa, tradisce e ferisce. Credete che sia esagerato?

Attualmente, psicologi, ricercatori, psicoterapeuti e molti altri esperti riconoscono il silenzio come una forma di abuso mentale a tutti gli effetti. Se ne parla molto negli studi sulle co-dipendenze e dipendenze affettive. Più nello specifico, il silenzio diviene un abuso e una forma di ricatto morale quando viene usato volontariamente al posto delle parole. In che modo? Basta che in un litigio o in una semplice contrarietà una delle due parti in causa rifiuti di dialogare con l’altro allo scopo di provocare in lui (o lei) una ferita tanto grande da indurlo/a a cedere alle proprie istanze.

È di certo capitato a tutti almeno una volta nella vita di essere in collera con qualcuno e fargli capire il nostro disappunto decidendo temporaneamente di non rivolgergli la parola. Fare ciò non è sbagliato, a patto che:

  1. questo silenzio abbia termine quanto prima e che venga poi sostituito non da vuote recriminazioni ma dall’esprimere con serenità e chiarezza il proprio disappunto;
  2. sia un modo di agire sporadico e non la costante di ogni interazione.

La reiterazione di questo comportamento conduce inevitabilmente allo scombussolamento del rapporto, il quale cessa di essere paritario e inizia a costruire le sue basi su una gerarchia in cui l’abusante è dominatore e l’abusato è dominato. Il silenzio come abuso è una forma di ricatto subdola nei confronti dell’interlocutore. Il ricatto consiste nel mettere pressione all’altro facendogli chiaramente intendere, mediante la comunicazione non verbale, che non si tornerà a parlare con lui se non acconsentirà a determinate richieste. L’abusante non solo non rivolgerà la parola all’abusato, ma assumerà chiari atteggiamenti di forte indifferenza.

Qualcuno potrebbe obiettare che se una persona ci tratta in questo modo, tanto vale lasciarla andare per la propria strada, eppure non è così facile come sembra. Essere considerati come inesistenti da persone che riteniamo degne di ogni considerazione in qualsiasi campo della vita, può essere qualcosa di profondamente umiliante perché va a minare le basi della nostra autostima e l’opinione che abbiamo di noi stessi. Quando l’altro mi parla non mi sta comunicando soltanto uno stato del suo mondo interiore, ma conferma la mia stessa presenza nella sua vita e nel mondo. Molte persone hanno così paura di perdere la stima e la fiducia di coloro che amano che farebbero qualsiasi cosa pur di non danneggiare il rapporto. Ci sono persone che alzano mura di silenzio così impenetrabili da far sentire completamente spiazzati quelli da cui sono amati. È questo senso di inadeguatezza e stravolgimento della concezione del proprio sé che spinge poi molte persone a cedere al ricatto. Una volta ottenuto ciò che voleva, l’abusante sarà pronto a ricompensare l’abusato riconoscendogli un posto nella sua vita. Un posto che è chiaramente discutibile riguardo a dignità in quanto la parte manipolatrice della relazione non dimostra alcuna stima nei confronti della vittima. Se questa tattica viene ripetuta frequentemente quasi fino a diventare un’abitudine, chi subisce il silenzio entrerà in un circolo senza fine, un loop mentale fatto di premi e ricompense da parte dell’amato (o da una qualsiasi altra persona significativa) per aver assecondato le sue istanze. A questo punto, l’autostima di chi subisce l’abuso sarà così a pezzi che egli inizierà meccanicamente a credere che si è amati solo se si è disposti a dare sempre qualcosa in cambio.

Tutto ciò può sembrare spietato da parte di chi attua questo sporco trabocchetto ma non dobbiamo mai dimenticare che chi usa questo tipo di giochetti mentali per vincere nelle relazioni interpersonali è sicuramente una persona molto fragile con uno scarso senso del proprio sé e che non riesce a vivere in modo maturo e sereno alcun tipo di relazione. Il silenzio è come un buco nero che inghiotte non solo chi lo subisce ma soprattutto chi lo crea. Esso può diventare il covo della solitudine dove tutte le delusioni, le aspettative disattese e le frustrazioni vanno sedimentandosi di giorno in giorno alla ricerca di un riscatto. La delusione e l’amarezza di certi individui nei confronti della vita può crescere tanto da estendersi come fosse un “tumore” dell’anima e l’abuso tramite il silenzio è il sintomo evidente di questo male straziante.

Tuttavia, siamo ancora in tempo, se lo vogliamo. Possiamo ancora vincere il muro del rancore e delle frustrazioni esprimendo liberamente e sinceramente le nostre emozioni positive o negative senza soccombere. In una buona comunicazione interpersonale è fondamentale sapere quando tacere e quando parlare. Troppe parole possono essere dannose al pari di un’assenza di parole inappropriata. Perciò, se volete essere sicuri di aver fatto il possibile per migliorare le vostre relazioni umane, imparate a dichiarare più esplicitamente i vostri stati d’animo cercando di accantonare il più possibile ogni brama di potere e dominio sull’altro. Il bravissimo psicologo Enrico Maria Secci ha scritto questi versi: “Lo sai? La tua vita, la gente e il mondo sarebbero generosi con te, se solo dessi loro il modo di dimostrartelo.” E allora, cosa stiamo aspettando? Non è mai troppo tardi per iniziare a dialogare per davvero.

Possiamo enunciare ora la regola #4 per una buona comunicazione: Il silenzio è d’oro… purchè sia costruttivo! Al fine di costruire relazioni sane imparate a comunicare servendovi del silenzo in maniera opportuna: se utilizzato nelle modalità sbagliate, esso può essere fonte di grande dolore per voi stessi e per gli altri.

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