L'Onestà è una Virtù che Sempre Ripaga?

Pubblicato da Mada Alfinito nella categoria Auto-consapevolezza il 23/10/2017ultimo aggiornamento il 23/10/2017

 

Provate ad immaginare che nella città nella quale vivete sia prossimo ad avere luogo un evento che amate molto e a cui vi piacerebbe assistere. Potrebbe essere un concerto, una competizione sportiva, uno spettacolo teatrale o qualunque altra attività vi piaccia.

Immaginate anche che quel medesimo evento lo abbiate già visto uguale in tutto e per tutto di recente, poniamo per esempio un mese prima, ma venire a conoscenza del fatto che stia per essere ripetuto ad un passo da voi vi rende felici e stuzzichi in voi il desiderio di vederlo nuovamente.

Pensate ora che il biglietto ha un costo: non è altissimo ma nemmeno una cifra tanto irrisoria. Poniamo, per esempio, che il costo sia 50 euro e immaginate che l'unico vincolo che vi rende dubbiosi sull'acquisto sia il fatto che in fondo lo spettacolo, per quanto possa esservi piaciuto da morire, lo avete già visto proprio di recente e il pensiero di crearvi un piccolo disagio economico in mezzo a tutte le spese che già dovete affrontare di routine non vi entusiasma particolarmente. Forse non ne vale la pena sacrificare qualcosa che per voi è importante a favore di questa nuova iniziativa. In fondo è solo uno spettacolo.

Però... malgrado siate persi e presi dalle vostre occupazioni e situazioni giornaliere, il pensiero di avere quello spettacolo che tanto vi piace di nuovo così a portata di mano e così all'improvviso (un vero colpo di fortuna!) vi fa venire voglia di andare nel luogo dove si terrà. Non sapete bene con quale finalità esattamente, ma decidete di andare a dare un'occhiata pur non avendo intenzione di partecipare all'evento.

La maggior parte degli spettatori è arrivata con largo anticipo e voi vi trovate nella mischia di gente che ha già fatto i biglietti. C'è tanto caos: uomini e donne di diversa età e anche qualche ragazzino. All'improvviso il vostro sguardo cade casualmente sul pavimento e vi accorgete che tra i piedi in frenetico movimento di tutte quelle persone c'è un BIGLIETTO PER L'EVENTO! "WOW!" Pensate "che fortuna!" Siete pieni di gioia ma allo stesso tempo iniziate a sentire un piccolo scrupolo e provate a chiedere a quelli che sono intorno a voi se il biglietto appartiene a qualcuno di loro, in modo tale da restituirglielo. Purtroppo, o per fortuna, nessuno di quelli a cui lo domandate sembra sapere di chi sia il biglietto. Sospiro di sollievo.

Ora, immaginate che proprio nei pressi di dove siete voi ci sia una biglietteria e che sia possibile andare allo sportello a denunciare il ritrovamento del biglietto. Davanti a voi, quindi, si parano innanzi due alternative:

1) tenervi il biglietto ed entrare a vedere lo spettacolo togliendo al vero proprietario ogni possiblità di ritrovarlo mediante il reclamo alla biglietteria;

2) andare alla biglietteria e denunciare il ritrovamento del biglietto con la conseguenza di non avere più l'opportunità di vedere lo spettacolo gratuitamente.

La scelta è divenuta improvvisamente ardua: è vero che inizialmente non ci pensavate proprio ad andare a vedere lo spettacolo, eppure non sapete se sia l'atmosfera della situazione o l'entusiasmo delle persone che stanno per assistere all'evento ma adesso vi sentite contagiati dalla voglia di essere presenti perché è ritornato nella vostra mente il ricordo di quanto fosse stato bello vedere lo spettacolo solo un mese prima e ora avete voglia di perdervi nuovamente in quel momento emozionante.

Allo stesso tempo, però, la vostra mente con la sua parte logico razionale, frena la vostra parte emotiva e cinicamente vi suggerisce che forse rivedere quello spettacolo non è un bisogno così impellente: investire ulteriore denaro per un bisogno che era stato precedentemente soddisfatto vi sembra uno spreco, oltre che un azzardo. Forse è soltanto una sbandata dettata dalla vostra voglia di leggerezza. Lo spettacolo però sembra essere proprio quello giusto per voi, quello che vi piace tanto e allora scatta il dilemma: entrare gratuitamente con il biglietto che avete tovato a terra sottraendo al legittimo proprietario ogni possbilità di ritrovarlo (in fondo, a modo vostro avete fatto un tentativo di scoprire chi potesse averlo perso) oppure denunciare il ritrovamento del biglietto allo sportello (quindi pensare al bene dell'altro rinunciando a malincuore allo spettacolo)?

è strano, vero, che una cosa che all'inizio avevate considerato tanto superflua ora la desideriate al punto di non sapere cosa fare? La cosa più bella che potrebbe accadere se avessimo la possibilità di scegliere il risvolto di questa situazione in base ai nostri desideri più profondi sarebbe quella di andare allo sportello, denunciare il ritrovamento del biglietto e sentirsi dire dall'addetto a questa mansione di non preoccuparci di restituirlo perché "l'onestà nella vita ripaga sempre" e proprio in virtù dell'integrità dimostrata di non aver intascato il biglietto a discapito di un altro che ne era il legittimo possessore, lo staff dell'evento decide di non riprenderselo ma di regalarvelo per premiarvi di tanta buona volontà e fa un annuncio all'altroparlante per richiamare l'attenzione dei presenti e invitarli a controllare se hanno con loro il biglitetto in modo da venire a prenderne un altro in caso si accorgano che lo hanno smarrito. Ora, tutti sono contenti e voi avete il vostro bel biglietto in mano. Vi approssimate verso l'entrata insieme alla folla e vi godete non solo nuovamente lo spettacolo che tanto amate, ma vi sentite su di giri per la soddisfazione del vostro gesto e fieri che qualcuno finalmente vi abbia dimostrato che l'onestà in questo mondo ripaga sempre.

Happy Ending.

Ho pensato spesso a questa visualizzazione e mi sono domandata se essere sempre e totalmente onesti nei rapporti interpersonali possa davvero condurre ad un lieto fine come quello del giochino che vi ho proposto oppure sia tutto soltanto una grande utopia e c'è solo da scegliere tra una delle due opzioni iniziali, pagando in ciascun caso un prezzo abbastanza alto. Perché dire la verità quando ci rapportiamo agli altri, si sa, non è facile per nessuno, soprattutto quando si verificano circostanze particolari. Ho ripercorso con la mente alcune delle mie relazioni anche recenti e la risposta che mi sono data è stata che l'onestà mi ha ripagata pochissime volte e che le persone a cui avevo mostrato sincerità e disponibilità non hanno saputo rispondermi con altrettanta chiarezza. E allora ho pensato che questa estrema idea della virtù sempre ricompensata 'come-in-Cielo-così-in-Terra' fosse fallace, e sono certa che ognuno di noi si è sentito così ben più di una volta nella vita.

Sapete, spesso crediamo, a torto, che quando interpelliamo una persona per interagire con noi, quella potrà scegliere solo tra due tipologie di risposte: una candida verità o una colossale bugia (e pian piano poi dovremo darci da fare per smascherarla). Se 'virtus in medio stat' (la virtù sta nel mezzo) è molto spesso vero che anche la bugia e l'inganno trovino svariati modi di manifestarsi tra un opposto e l'altro.

Già Sant'Agostino di Ippona (354-430 d.C.) faceva distinzione tra diverse tipologie di bugie e fu uno dei primi a parlare di bugia bianca, ovvero quel tipo di bugia che viene raccontata ad un'altra persona non per nuocerle ma per evitarle un grande dispiacere in quanto, in quella circostanza particolare, la verità sarebbe più letale di una menzogna. Sant'Agostino diede così tanta importanza a questa forma di dissimulazione della realtà che ne scrisse un piccolo trattato, il 'De Bugia'. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la Chiesa Cattolica si interroga se la bugia bianca sia un peccato veniale di poca importanza oppure offenda ugualmente il Dio-Verità-Assoluta come tutte la altre tipologie di menzogna.

Molti anni fa dovevo dare all'università un esame di diritto comparato dell'informazione e della comunicazione. Mi ritrovai quindi a studiare un bel po' di leggi che tutelavano i soggetti invischiati in qualche tipo di coinvolgimento mediatico. Tra questi argomenti interessantissimi, vi era una sezione specificamente dedicata al giornalismo e compresi che ciò che faceva costantemente girare la testa a tutti gli esperti del settore era quella che viene chiamata la mezza verità. Per mezza verità si intende il raccontare a qualcuno come stanno realmente le cose... ma fino a un certo punto! Riferire quindi solo un pezzo dei fatti realmente accaduti e poi omettere il seguito per qualsiasi motivo. La mezza verità in Italia in ambito giornalistico e mediatico è attualmente perseguibile penalmente e questo fa riflettere sul fatto che anche l'omissione, cioè la non dichiarazione di un fatto, sia considerata una menzogna dalla nostra cultura.

L'omissione è la menzogna ideale per quelli che non amano complicarsi la vita con le parole. Il loro quieto vivere viene sempre prima del rispetto per le altre persone. Questa tipologia di uomini e donne, di fronte ad una domanda che esige una importante risposta, si tirano ermeticamente indietro lavandosi le mani in una vaschetta di acqua pulita come Ponzio Pilato e proclamano l'Ecce Homo di colui o colei al quale hanno voltato la faccia (facendo finta di non vederli).

Ora come ora, credo che per quanto ognuno di noi possa sforzarsi, sia davvero difficile essere onesti sempre e comunque con le persone che ci circondano. La maggior parte di noi si indigna per non aver ricevuto una risposta sincera dalla persona con cui ha interagito, però siamo proprio noi i primi che si fanno sfuggire di bocca una mezza verità o una bugia bianca e chissà quante volte poi siamo scappati da una situazione (omissione) solo per la paura di prenderci delle responsabilità. Kant sosteneva che "la morale è fatta per gli uomini e non gli uomini  per la morale", intendendo dire che per quanto ciascuno di noi abbia bisogno di un'etica interna per vivere in modo pacifico e rispettoso con se stesso e con gli altri, a causa della nostra natura fallibile e imperfetta spesso abbiamo profonde difficoltà nel rispettarla. Chissà quante volte, infatti, dietro ad una omissione fatta o subita si celava semplicemente una grande paura di affrontare una certa situazione e non la volontà di ferire la persona che amavamo.

Di una cosa però sono convinta: che l'onestà ripaghi con la pace della propria anima. Essere onesti significa innazitutto esserlo con noi stessi evitando così di racconatarci una infinità di bugie. Quando non siamo chiari con noi stessi su cosa veramente pensiamo o vogliamo, generiamo automaticamente confusione anche nelle nostre relazioni interpersonali facendo andar via chi invece amiamo e infliggendo a noi stessi inquietudine e sensi di colpa. Essere chiari su cosa proviamo nei confronti di un'altra persona, che sia amore o che sia odio, che sia invidia o ammirazione, ci toglie molti scrupoli, ci preserva dai rimpianti e ci evita di compiere azioni che rimpiangeremo per il resto della nostra vita. L'onestà ripaga sempre perché non c'è niente che valga di più della pace interiore.

Per restare in tema, Policy of Truth by Depeche Mode

https://www.youtube.com/watch?v=M2VBmHOYpV8

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