Tre Modi di Ragionare che ti Indurranno a Fare Scelte Sbagliate

Pubblicato da Mada Alfinito nella categoria Filosofia, Scienza e Innovazione il 25/04/2020ultimo aggiornamento il 25/04/2020

Avvertenze: Questo Articolo Nuoce Gravemente ai Pregiudizi

 

Premessa: questo articolo è stato divisto in tre parti per via della lunghezza dei contenuti. Dedico questa serie di scritti a tutti i miei docenti di logica e di filosofia della scienza, i quali sono stati capaci di comunicarmi tutta la loro passione per questa disciplina magnifica.

 

"Per strade secondarie e tortuose sfreccia la mia voglia di evasione,

Non prima di aver messo in discussione il senso generale delle cose."[1]

 

Secondo una definizione di Antonello Correale citando Freud, "il trauma è qualunque stimolazione non riesca a trovare adeguato contenimento ed elaborazione mentale [...] È qualcosa di troppo forte [...] eccede la possibilità di essere pensato" e trascende la nostra immaginazione[2].

Inoltre, il trauma è una possibilità a cui siamo tutti potenzialmente esposti: in ogni momento e in ogni luogo possono verificarsi eventi che sfuggono totalmente al nostro controllo e la percezione di essere impreparati e inadeguati ad affrontarli fa aumentare il senso di angoscia che generano.

È in momenti come questi che ci appelliamo più che mai alla ragione: cercare di capire in tutti i modi il perché si sia verificato un avvenimento non lenisce il dolore ma ci aiuta a minimizzare il trauma e a farlo rientrare nella sfera del pensiero acquisendo la certezza interiore di essere in grado di poterlo gestire emotivamente e controllarlo razionalmente. Dove precedentemente era sconosciuto, il trauma diventa un'immagine pregnante e la sua presenza nella nostra mente ci consente di ricondurre la questione su un piano metafisico e filosofico, ovvero produce la riflessione sul senso delle cose e della vita avviando così un processo cognitivo del tipo causa-effetto (ivi). "L'uomo si trova nel bel mezzo degli effetti e non può astenersi dal ricercarne le cause" scrisse Goethe[3]. "Da quell'essere comodo che è, si appiglia alla prima cosa che trova come alla migliore e così si tranquillizza".

Questo nostro atteggiamento non si manifesta soltanto quando ci troviamo in situazioni ad alto impatto emotivo. Ogni qualvolta una situazione attira la nostra attenzione, iniziamo spontaneamente a ragionare in questi termini: data una condizione x, una condizione y e così via, allora accadrà z. Negli studi di logica formale questa sequenza di proposizioni viene chiamata inferenza: a partire da un insieme di premesse considerate vere seguirà una conclusione altrettanto vera, la quale è detta conseguenza logica delle precedenti ed è proprio dalla struttura così semplice di questo ragionamento che siamo in grado di crearne altri complessi.

La sopracitata logica formale è una disciplina antica e si sviluppa intorno al concetto che un ragionamento non possa essere ritenuto corretto in virtù del suo significato, ma per il modo in cui il ragionamento viene formulato. "Usualmente un ragionamento ha lo scopo di convincere della verità della conclusione [...] Dal punto di vista logico [...] non è rilevante la verità della conclusione, quanto se l'eventuale verità della conclusione è garantita dalla verità delle premesse, indipendentemente dalla maggiore o minore plausibilità di quest'ultima (Palladino, 2014)[4]." Essa quindi, non studia i contenuti delle proposizioni ma la loro struttura formale, ovvero il modo in cui concateniamo tra loro premesse e conclusioni a prescindere da come sia lo stato di cose della realtà. Questa disciplina, inoltre, si è occupata di enunciare delle regole universali per compiere dei ragionamenti corretti e ci insegna che, nonostante il più delle volte ci ostiniamo a portare avanti le nostre considerazioni personali, questi pensieri potrebbero nascondere delle fallacie strutturali che rendono il ragionamento apparentemente coerente nella sua struttura di senso ma incorretto dal punto di vista logico traendoci in inganno nelle nostre scelte, decisioni e valutazioni di persone e situazioni. Scrive infatti Schopenhauer a questo proposito: "Falsi giudizi sono frequenti, falsi sillogismi estremamete rari[5]."

Sono tantissime le fallacie, ovvero gli errori di ragionamento e di argomentazione, che commettiamo ogni giorno senza esserne consapevoli. La logica ha attribuito un nome a ciascuna tipologia mostrando in che modo possiamo rivedere le nostre posizioni in modo costruttivo. Proprio perché le fallacie classificate sono tantissime, è impossibile in questa sede mostrarvele e spiegarvele una ad una. Ho individuato, quindi, quelle più usate per trarre conclusioni. Esse sono: il ragionamento induttivo, abduttivo e per default. Rintracciare gli errori più comuni che compiamo attraverso queste strutture ci sarà molto utile non solo per migliorare le nostre scelte personali ma anche per riflettere, mediante un punto di vista nuovo, sulle situazioni traumatiche. Infatti, quando si verificano episodi impattanti dal punto di vista emotivo, le tre fallacie che sto per descrivervi sono quelle che maggiormente ci impediscono di utilizzare sani parametri valutativi per elaborare il vissuto problematico influenzandoci nelle scelte di vita che avvengono dopo il trauma, quando bisogna affrontare il quotidiano alla luce degli eventi accaduti e le relative conseguenze. Iniziamo.

Ragionamento induttivo:

Una fallacia induttiva si verifica quando attribuiamo una proprietà osservata in uno o pochi individui a tutti quelli appartenenti alla stessa categoria. È un tipo di ragionamento che ci porta ad estendere i nostri giudizi dal particolare al generale senza effettivamente osservare se quel che si attribuisce ad alcuni membri di un insieme sia vero sempre e per tutti.
Il metodo induttivo è molto usato nelle scienze sperimentali quando si evidenziano delle regolarità nella natura.  Ad esempio: la luna compie un intero ciclo ogni 28 giorni, l'acqua bolle a 100 gradi, tutti i corpi terrestri sono attirati verso il basso.

Nel ragionamento comune utilizziamo l'induzione quando vogliamo creare una distanza tra diverse categorie di persone. La sua struttura formale favorisce la creazione dei pregiudizi portanti a cui si ispirano i movimenti sociali che denigrano la diversità e discriminano gruppi di individui. Tra queste discriminazioni abbiamo: l'appartenenza ad una etnia o luogo geografico (razzismo), la comparazione di genere (sessismo), lo status sociale, le idee religiose, le preferenze sessuali, la disabilità motoria e intellettiva, le opinioni politiche. Utilizzato in questo modo, il metodo induttivo è molto pericoloso perché genera odio, indifferenza e disordini tra le masse impedendo la cooperazione per il benessere della società. Facciamo degli esempi:

Una persona ha appreso la notizia che alcuni individui appartenenti ad una certa etnia o luogo geografico hanno commesso un reato, di conseguenza essa inizia ad affermare che tutte le persone appartenenti a quella razza o provenienti da quella località sono dei criminali. Ciò viene affermato per screditare i membri che vivono in un dato luogo o hanno delle particolari origini e favorirne altre. Queste affermazioni non hanno alcuna attinenza con la realtà e non sono né osservabili né replicabili: esistono esclusivamente nella mente di chi formula tali accuse. Infatti, qualora fosse vero che alcune persone appartenenti ad uno specifico gruppo avessero commesso delle gravi azioni, non sarebbe in alcun modo vero che tutti i membri di quella categoria sono dei criminali.

Un altro esempio ci viene fornito da ciò che chiamiamo sessismo. Il sessismo è qualcosa che si manifesta spesso in modo subdolo, nascosto dietro a pregiudizi radicati in secoli di patriarcato ed enunciati il più delle volte con un velo di ironia, cosa che non rende assolutamente un'affermazione meno offensiva. Un esempio tra tanti: a chi non è mai capitato sentir dire da un uomo dopo aver visto un numero x di donne in difficoltà al volante che tutte le donne sono una frana alla guida? Di contro, ci sono tantissime donne che sarebbero disposte a giurare di essere uscite con uomo ed aver avuto i brividi a causa della sua scarsa capacità di fare manovra, parcheggiare e persino tenere la stabilità della macchina (no, questi uomini non erano diciottenni neopatentati). Eppure, non sentirete mai qualcuno dire che tutti gli uomini sono incapaci di guidare solo perché esistono alcuni uomini che non hanno questa attitudine. Del resto, basterebbe dare un'occhiata alle statistiche degli incidenti stradali[6] per comprendere che essi vengono causati sia dagli uomini che dalle donne e che la capacità di guidare l'auto o di essere attenti alla guida non è questione di genere.

Questi sono soltanto due dei tantissimi esempi di induzione in ambito di discrimanzioni sociali. È bene precisare che il ragionamento induttivo, così come quello abduttivo e per default che spiegherò successivamente, sono delle strutture astratte che comprendono un insieme di regole utilizzate dal nostro cervello per fare dei ragionamenti, ma esse non agiscono mai da sole nella costruzione dei pregiudizi. Questi ultimi traggono origine e forza dagli stati emotivi interni disfunzionali delle persone che li creano e di cui si occupa nello specifico la psicologia. La logica, invece, serve a mostrarci in che modo costruiamo i nostri ragionamenti e ci suggerisce come riflettere e rivedere, evenutalmente, le nostre posizioni.

Gli effetti della stretta collaborazione tra i fattori psicologici e quelli cognitivi sulla nostra condotta di vita è ancora più evidente nelle situazioni dette post-traumatiche. Tra i tanti esempi possibili, è molto frequente che una persona incorsa in un incidente su un mezzo di trasporto oppure mentre praticava uno sport resti così scioccato e impaurito da non essere più in grado di ripetere l'azione che prima che svolgeva normalmente. Il ragionamento induttivo ci spinge irrazionalmente a credere che ora che si è verificato qualosa di spiacevole, si ripeterà tutte le volte che rifaremo quell'azione. Questo modo di ragionare, oltre ad essere logicamente scorretto, è insidioso per la nostra serenità psicolgica. Infatti, in questo caso l'induzione pone una barriera tra noi e gli eventi, rendendoci passivi in balìa della nostra emotività. Inoltre, essa ci impedisce di assumerci la responsabilità delle nostre azioni e di migliorare il nostro comportamento in modo da essere più accorti in futuro. Molte volte, infatti, certe cose accadono perché non le abbiamo affrontate nel modo giusto (magari per inesperienza o perché abbiamo sottovalutato la situazione) ma quando è la nostra responsabilità individuale il motivo che ci spinge a compiere qualcosa che ci mette in difficoltà, affermare che ciò che è accaduto una volta capiterà sempre è un modo per non prendere in mano le redini della nostra vita e sviluppare le nostre capacità. Si può cadere da cavallo per mancanza di padronanza e di esercizio oppure si possono vivere relazioni particolarmente difficili a causa del fatto che non siamo consapevoli delle nostre dinamiche interiori, ma questo non è un valido motivo per fermarsi e buttare all'aria ciò che si è fatto fino a quel momento, le proprie aspirazioni e desideri.

Quanto detto vale anche per tutti quei traumi su cui non si è potuto avere nessun controllo e responsabilità. Ragionare in modo induttivo comporta credere che le cose sono e saranno sempre in un certo modo, per lo più spiacevole,  per poi scoprire a distanza di tempo quanto avessimo torto ritrovandoci con molti rimpianti e un bel po' di tempo sprecato alle spalle. Il filosofo Eraclito affermò che "non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato[7]" per indicare che le condizioni per cui un evento della nostra vita si verifica una volta non saranno mai di nuovo le stesse. Di conseguenza, un fenomeno non potrà mai ripetersi uguale nel tempo: le situazioni che viviamo, per quanto a volte ci sembrino ricorrenti, non saranno mai identiche tra loro ed anche noi cambiamo incessantemente come il resto del mondo in cui viviamo.

Alla luce di queste considerazioni possiamo comprendere quanto molte delle nostre paure più profonde siano delle suggestioni che per essere eliminate andrebbero esaminate utilizzando punti di vista alternativi a quelli che utilizziamo usualmente e, successivamente, affrontate facendoci eventualmente aiutare da qualcuno di cui ci fidiamo o da un professionista specializzato.

 

La prima parte di questo articolo è terminato. Se vuoi leggere la continuazione clicca qui:

Ragionamento Abduttivo: dalla Causa alla Colpa

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Note:

[1] Morgan (2007) , Da A ad A ;

[2] Dott. Antonello Correale (2012), conferenza: Borderline. Troppo Vicino, Troppo Lontano;

[3] J. W. Goethe (1833), Massime e Riflessioni (scritti postumi);

[4] Dario Palladino (2002), Corso di Logica. Introduzione Elementare al Calcolo dei Predicati, p. 25, 2004, Carocci Editore S.p.A., Roma;

[5] Arthur Schopenhauer (1864), Dialektik, tr. it. L'Arte di Ottenere Ragione Esposta in 38 Stratagemmi, p. 19, 1991, Adelphi Edizioni S. p. A. Milano;

[6] Ansa: Donne al Volante più Prudenti degli Uomini ;

[7] Eraclito, Eraclito. Testimonianze, Imitazioni e Frammenti, 2007, Bompiani.

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