Ragionamento Abduttivo: dalla Causa alla Colpa

Pubblicato da Mada Alfinito nella categoria Filosofia, Scienza e Innovazione il 02/05/2020ultimo aggiornamento il 02/05/2020

Tre Modi di Ragionare che ti Indurranno a Fare Scelte Sbagliate (Seconda Parte)

 

Premessa: questo è il proseguimento di un articolo pubblicato in precedenza. Prima di iniziare, leggi la prima parte cliccando qui: Tre Modi di Ragionare che ti Indurranno a Fare Scelte Sbagliate , così che l'argomento possa esserti completamente chiaro.

 

"Ci sono volte in cui tutto il mondo dorme,

e i dubbi corrono troppo profondi

per una persona così semplice."[1]

 

Nel precedente articolo ho parlato della definizione di trauma e di come la nostra mente provi a difendersi dalle esperienze dolorose dando vita a pensieri apparentenmente coerenti nella loro struttura di senso ma logicamente scorretti. Le fallacie, ovvero gli errori di ragionamento e di argomentazione, lungi dall'aiutarci ad elaborare i nostri traumi in modo sano e costruttivo, ci inducono a trarre conclusioni affrettate ed errate su fatti, sentimenti e comportamenti, nostri e altrui.

Come detto in precedenza, la logica formale può esserci di grande aiuto sia nello smascherare eventuali errori di valutazione prima di compierli, sia nel rivedere scelte del passato e, perché no, qualora fosse possibile, chiedere scusa e riconciliarci con persone che abbiamo mal giudicato e ferito.

Oggi ci occuperemo di comprendere il ragionamento abduttivo.

Per ragionamento abduttivo si intende un tipo di inferenza composta da una prima premessa vera, detta maggiore, e una seconda premessa minore di cui non siamo certi (dubbia) alle quali segue una conclusione probabile. Come esempio pratico provate ad immedesimarvi nella situazione seguente:

State mettendo in moto la vostra automobile ma non ci riuscite perché non parte. Questa è la premessa maggiore: è un dato di fatto che la macchina non si accenda e la proposizione è, dunque, vera.

Nel vostro bagaglio soggettivo di conoscenze riguardo il funzionamento di un'auto è contenuta l'informazione che una delle cause possibili per cui una macchina non si accende è il fatto che la batteria sia scarica. Questa è la premessa minore: una possibilità che potrebbe aver determinato la non accensione del mezzo ma non ancora una certezza.

Siccome il fatto che la batteria scarica determini la non accensione dell'auto è la prima spiegazione intuitiva che vi viene in mente, arrivate alla conclusione che la macchina sia spenta perché la batteria è scarica.

Adesso, poniamo che chiamiate un elettrauto per far sostituire la batteria. Questo signore avrà probabilmente molte più conoscenze di voi riguardo a ciò che permette ad un'auto di funzionare e cosa no, di conseguenza nella sua testa si apriranno diversi scenari possibili a proposito del guasto. Nonostante egli abbia probabilmente già una o più ipotesi a riguardo, non vi riferirà la causa del problema fino a quando non se ne sarà sincerato. Una volta che il vostro elettrauto avrà fatto i controlli di routine, potrà dire con certezza se le ipotesi che aveva formulato erano giuste oppure no.

Provate a pensare alle volte che vi siete trovati in una situazione come questa o simile in cui si è verificato un fatto improvviso che vi ha generato turbamento. Come vi siete comportati? Avete fornito immediatamente a voi stessi la spiegazione per voi più intuitiva, plausibile e coerente con il vostro sistema di credenze oppure vi siete accertati di come si sono svolti i fatti prima di esprimere un giudizio?

Se vi siete identificati nel primo personaggio, benvenuti nel mondo della fallacia abduttiva. Se invece vi siete identificati maggiormente nel secondo, benvenuti nel ragionamento abduttivo utilizzato dalle scienze sperimentali.

L'abduzione fu individuata per la prima volta da Aristotele, ma fu Charles Sanders Peirce[2] a considerarla parte del metodo sperimentale usato nelle scienze. L'obiettivo del metodo scientifico è quello di trovare la spiegazione ad un fenomeno dapprima osservandolo e poi formulando delle ipotesi (teorie). Una volta formulate le ipotesi, occorre verificarle mediante degli esperimenti che andranno a confermare o smentire la loro validità.

Il metodo abduttivo è considerato metodologicamente parte di quello scientifico proprio perché consiste nell'ipotizzare le possibili cause di un evento che cattura la nostra attenzione. Esso può svelarci letteralmente la realtà nella quale ci troviamo in quanto la sua struttura logica non consente di fissarci sui soliti giudizi e convinzioni ma ci spinge a cercare nuovi percorsi e soluzioni al di fuori del nostro punto di vista, spesso superficiale e pieno di luoghi comuni.

Un'ipotesi, per essere definita vera, deve essere confermata dai fatti; occorrono, cioè, delle prove. Il desiderio di ricercare queste prove fa sì che non restiamo passivi di fronte agli eventi ma assumiamo un atteggiamento attivo e propositivo rivolto alla ricerca di una conoscenza che dà pace perché libera dal dubbio che attanaglia e permette di trasformare e rivalutare le nostre opinioni e decisioni.

L'abduzione diventa una fallacia quando, tra tutte le ipotesi possibili per la spiegazione di un fatto, stabiliamo tout-court quella che è vera (o vorremmo che lo fosse) in base al nostro pre-giudizio, senza averne avuto la certezza. Infatti: "Eseguiamo spesso ragionamenti abduttivi per cercare una giustificazione di un determinato fatto e sovente siamo disposti a 'difendere' la nostra giustificazione fino a quando non ne troviamo un'altra che ci sembra più convincente."[3] Ma convincente non vuol dire vera e le ipotesi devono essere per noi un punto di partenza e non di arrivo nel cercare di comprendere un avvenimento.

Questo errore è molto limitante soprattutto quando si verificano situazioni emotivamente problematiche: il voler gestire e controllare il problema nel più breve tempo possibile per difenderci dal disagio che comporta induce a scegliere la soluzione, e quindi il colpevole, sbagliato. La fallacia abduttiva ha infatti, nell'ambito del trauma, un forte legame con il senso di colpa. Vediamo in che modo tramite alcuni casi tratti da discorsi realmente avvenuti:

"Oggi Marco era inquieto e a stento mi ha rivolto la parola. è sicuramente arrabbiato con me!"

In questo esempio, il soggetto x che ha asserito questa frase si è accorto che Marco, un uomo con cui ha un legame affettivo di qualsiasi tipo, è stato scostante e cupo tutto il giorno. X non comprende il motivo del suo comportamento e si sente a disagio. Potrebbe chiederglielo, ma non lo fa: nel suo sistema di credenze, quando una persona è arrabbiata con un'altra, l'unico modo di manifestare il suo disappunto è quello di ignorarla automaticamente. Va da sé che: "Se Marco non mi parla, allora è arrabbiato con me." Nella realtà dei fatti, quando una persona è inquieta e scostante potrebbe esserelo per centinaia di ragioni e il fatto di essere in collera con un'altra è solo una delle tantissime possibilità, a meno che non glielo dica apertamente. In questo caso, però, x è andato/a in ansia perché preoccupato/a di perdere l'affetto di Marco e l'unica ipotesi a cui riesce a dar credito si basa sulla sua esperienza di vivere le relazioni affettive, la quale si fonda a sua volta sul senso di colpa. "È vero per tutti che, di fronte a un dispiacere, se diciamo che è colpa nostra, in realtà stiamo dicendo che abbiamo la possibilità di controllare la situazione: se noi cambiamo, la sofferenza cesserà."[4]

Il prossimo esempio riprende l'argomento dei pregiudizi di genere di cui ho parlato precedentemente. Questo è un tipo di dialogo molto frequente quando si parla di abusi sessuali.

A: "Hai sentito la notizia? Ieri sera una ragazza è stata violentata."

B: "È una cosa davvero orribile! Certe cose non dovrebbero mai accadere. Come si è svolta la vicenda?"

A: "Pare che la ragazza stesse tornando da sola da una festa alle due di notte e indossasse un abitino molto corto."

B: "Se la ragazza si fosse vestita in modo più decoroso non avrebbe attirato l'attenzione di quell'uomo e questo non sarebbe mai accaduto."

Questo dialogo apparentemente anacronistico è realtà.[5] Per quanto sembri incredibile, è proprio quando si verificano situazioni dolorose e traumatiche che i pregiudizi emergono con maggiore forza. Come ho già detto nella prima parte di questo articolo, è compito della psicologia comprendere gli stati emotivi disfunzionali che inducono le persone a fare gravi errori di valutazione come questo. La logica, invece, rivela la struttura formale del tipo di ragionamento messo in atto dal nostro cervello, ovvero in che modo esso associa tra loro diverse proposizioni (fatti) per giungere ad una conclusione.

La struttura logica abduttiva soggiacente alla situazione descritta è la seguente:

La sera che è stata violentata, la ragazza camminava da sola per strada e indossava un abito corto: premessa maggiore, vera;

Quando gli uomini vedono una ragazza vestita in modo sexy o provocante provano un'eccitazione tale da diventare impulsivi e irruenti: premessa minore, dubbia;

La ragazza è sata vittima di violenza sessuale perché indossava una minigonna succinta che ha provocato quell'uomo: conclusione.

Non occorre un genio per capire che una donna che subisce abusi non ha alcuna colpa dell'accaduto. La violazione del corpo di un soggetto è un grave reato e il sesso della vittima non cambia lo stato di colpevolezza dell'aggressore.

Come nell'esempio precedente, il passaggio chiave dal ragionamento abduttivo alla fallacia abduttiva è lo slittamento dal concetto di causa a quello di colpa. Nel primo, infatti, si ricercano le motivazioni di un fenomeno a prescindere dagli stati emotivi e dalle aspettative di chi formula le ipotesi, nel secondo caso invece si dà maggiore importanza a come noi crediamo che il mondo sia e non a quello che è davvero. Ciò comporta che, quando ci confrontiamo con qualcuno, dietro l'alibi di voler capire le cause del suo comportamento nascondiamo inconsapevolmente il bisogno di trovare un colpevole su cui scaricare la responsabilità della nostra frustrazione. Poco importa se ai nostri occhi il colpevole di una situazione problematica siamo noi (primo esempio) o altri (secondo esempio), la fallacia abduttiva consente di attribuire rapidamente colpe e meriti a cose, persone e situazioni deresponsabilizzandoci del nostro diritto-dovere di conoscere la realtà (o, almeno, provarci) al fine di compiere scelte che non invischino gli altri nel nostro vissuto emotivo problematico.

Piuttosto che fare il possibile per maturare interiormente e darci da fare attivamente per fornire il nostro contributo, anche minimo, alla costruzione di una società più attenta alle esigenze umane, preferiamo colpevolizzare quelli che, nel nostro soggettivo modo di vedere le cose, percepiamo più deboli così da evitare quel tanto temuto confronto con noi stessi e con gli altri, il quale ci mostrerebbe inesorabilmente la nostra fragilità e impotenza di fronte a tutte quelle piccole e grandi questioni emotivamente così dolorose che coinvolgono la collettività.

 

La seconda parte dell'articolo termina qui. Tra alcuni giorni verrà pubblicata la terza ed ultima parte in cui vi parlerò della fallacia del ragionamento per default. Se l'articolo vi è piaciuto, condividetelo sui vostri social preferiti. ^_^

 

Note

[1] Supertramp, The Logical Song , 1979;

[2] Charles Sanders Peirce (1901), On the Logic of Drawing History from Ancient Documents Especially for Testimonies;

[3] Dario Palladino (2002), Corso di Logica. Introduzione Elementare al Calcolo dei Predicati, p. 26, 2004, Carocci Editore S.p.A., Roma;

[4] Robin Norwood (1985), Donne che Amano Troppo, p. 28, 2014, Giangiacomo Feltrinelli Ediotore, Milano;

[5] Una indagine Istat del 2019 ci spiega cosa pensa un campione della popolazione italiana riguardo la responsabilità dell'uomo e della donna negli abusi sessuali: Gli Stereotipi dei Ruoli di Genere e l'Immagine Sociale della Violenza Sessuale .

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