Ragionamento per Default: Oltre il Senso Comune

Pubblicato da Mada Alfinito nella categoria Filosofia, Scienza e Innovazione il 15/05/2020ultimo aggiornamento il 15/05/2020

Tre Modi di Ragionare che ti Indurranno a Fare Scelte Sbagliate (Terza Parte)

 

Eccoci giunti al gran finale di questo articolo pubblicato in tre parti. Prima di proseguire, vi consiglio la lettura delle precedenti in quanto propedeutiche alla comprensione di quest'ultima:

Tre Modi di Ragionare che ti Indurranno a Fare Scelte Sbagliate (Prima Parte)

Ragionamento Abduttivo: dalla Causa alla Colpa (Seconda Parte)

 

 

"Stasera la logica non è sincera,

chissà se amare è una cosa vera."[1]


Negli articoli indicati ho spiegato che cosa siano la fallacia induttiva e quella abduttiva e ho mostrato quanto la nostra capacità di valutare persone e situazioni sia influenzata dal modo in cui organizziamo le conoscenze che abbiamo dei fatti per trarre una conclusione.

Oggi vi parlerò del ragionamento per default. La caratteristica peculiare della struttura formale di questo ragionamento è il "trarre conclusioni relative a un singolo individuo o a un caso particolare" a partire "da una conoscenza di carattere generale."[2] Ciò vuol dire che, quando esprimiamo un’opinione su un elemento specifico, il nostro giudizio deriva dalle informazioni che possediamo sulla categoria di individui da cui il soggetto proviene.

Esempio:

I liguri sono avari

Carlo è ligure

Carlo è avaro

 

Questo esempio[3] mostra che il ragionamento per default, proprio come quello abduttivo e induttivo, se utilizzato impropriamente favorisce la formazione di pregiudizi. La disciplina della logica formale definisce, infatti, il default come il ragionamento del senso comune, ovvero "un giudizio senz'alcuna riflessione, comunemente sentito da tutto un ordine, da tutto un popolo, da tutta una nazione o da tutto il genere umano."[4] Sostenere che tutti i liguri siano avari è una supposizione che non deriva dall’osservazione della totalità del campione della popolazione ligure, ma è una generalizzazione probabilmente frutto di un retaggio culturale. In base a questa inferenza, per conoscere l’indole caratteriale di Carlo in relazione al denaro sarà sufficiente aver precedentemente sviluppato un’opinione su come si comportano generalmente tutti gli altri membri della comunità da cui proviene, ovvero i liguri.

In tal modo, questa struttura formale può indurci in grossi errori di valutazione. Infatti, solo perché un gruppo di individui viene ritenuto avaro da altri, ciò non implica che Carlo sia come loro. Se vogliamo costruire con Carlo una relazione sana, priva di stereotipi e proiezioni di problematiche personali, allora dovremo valutare il ragazzo in base al comportamento che dimostra con noi e con le persone che con lui interagiscono e non sulla base del sentito dire.

Il default presenta una somiglianza con il metodo induttivo in quanto entrambi mettono in rapporto il singolo con il suo contesto di appartenenza. La sostanziale differenza tra loro sta nel fatto che l’ordine delle proposizioni è invertito: mentre il ragionamento induttivo valuta le caratteristiche di uno solo o pochi elementi e conclude che tutti gli individui della stessa categoria siano come il prototipo, nel ragionamento per default le caratteristiche tipiche (o presunte tali) di un gruppo vengono attribuite anche al singolo elemento che gli appartiene ed esso viene così giudicato in base ad un’opinione generale espressa a priori e non per le qualità che possiede realmente.

Proprio come i ragionamenti di cui ho precedentemente parlato, la struttura formale del default svolge un ruolo fondamentale nell’elaborare soluzioni in situazioni difficili da gestire. Esso viene utilizzato in particolar modo quando desideriamo fare una nuova esperienza ma allo stesso tempo vorremmo tirarci indietro per paura di affrontarla finendo così in un’impasse. Un esempio tipico è quello delle relazioni interpersonali e della ricerca di un/una partner che ci faccia sentire appagati.

Ciascuno di noi ha un’immagine di donna o di uomo che ritiene idealmente desiderabile in base al proprio vissuto emotivo, al carattere e ai meccanismi biologici che ci determinano, eppure, a volte può accadere che proprio quella persona da cui ci sentiamo tanto attratti emotivamente e fisicamente possieda una caratteristica che riteniamo incompatibile con i canoni inconsapevolmente stabiliti a priori dalla parte razionale del nostro cervello. Questa persona potrebbe essere per noi troppo grande o troppo piccola, avere molti soldi o non averne abbastanza, vivere in un luogo distante, amare delle attività antitetiche alle nostre, aver vissuto esperienze per noi ignote e difficili da comprendere, vestirsi in un modo che non ci aggrada, avere delle abitudini molto diverse dalle nostre, e così via. Una situazione del genere può essere abbastanza destabilizzante, soprattutto per quelle persone che tendono a scegliere un partner dando prevalentemente ascolto alla propria parte razionale rispetto a quella emotiva. Infatti, è proprio nel momento in cui desideriamo conoscere più intimamente qualcuno che esula dai nostri canoni ideali di compatibilità che ci rendiamo conto di quanto proseguire in quella direzione significherà per noi uscire dalla nostra comfort zone.

Un uomo che conosco, che chiameremo Giovanni per riservatezza, mi ha raccontato che quando era studente universitario seguiva le lezioni con una ragazza di nome Giulia. Lui era invaghito di lei e quando la incontrava sentiva il desiderio di poterla frequentare anche al di fuori del contesto universitario. Eppure, ogni qualvolta stava per riuscire a superare la sua timidezza per farsi avanti, la sua attenzione cadeva sul modo di vestire di lei. Giulia amava indossare capi che sembravano all’apparenza identificarla come appartenente ad una subcultura.[5] Giovanni riteneva che la ragazza si vestisse in modo troppo particolare per lui che si percepiva come un tipo sobrio e regolare, sia nella sostanza che nella forma. Il modo di vestire di Giulia lo metteva a disagio perché rappresentava qualcosa di inesplorato e troppo fuori dagli schemi per uno impostato come lui. A causa di ciò, decise di non chiederle mai di uscire e terminati gli studi non si videro più. Qualche anno dopo, Giulia e Giovanni si incontrarono casualmente nella loro città di origine. Lei aveva cambiato radicalmente modo di vestire. Lui stentava a crederci. Parlandole, si rendeva conto di quanto la ragazza continuasse a piacergli ancora molto e si domandò come mai fosse stato così stupido da non fare sua Giulia qualche anno prima. Nel frattempo, si era fidanzato con un’altra ragazza che aderiva perfettamente al dress code da lui tanto ricercato ma con cui non si sentiva pienamente appagato a causa di incompatibilità caratteriali. Giulia aveva ormai voltato pagina e non si sarebbe più interessata a lui.

Giovanni mi ha raccontato di aver ragionato in base ad un luogo comune molto frequente, il quale giudica poco inclini a seguire le regole della propria comunità di appartenenza le persone che vestono in maniera eccentrica e fuori dagli schemi. Lui, al contrario, si riteneva un tipo profondamente istituzionale e quell’immagine di lei così trasgressiva lo eccitava e intimoriva allo stesso tempo perché vedeva in quella donna la possibilità di mettersi in discussione e superare le sue eccessive rigidità. Se Giovanni l’avesse frequentata avrebbe scoperto con il tempo che, malgrado le apparenze, Giulia era una ragazza così ben adattata al suo contesto di riferimento al punto di rivestire un ruolo di grande responsabilità nel suo ambiente di lavoro.

Ecco la struttura del ragionamento per default emersa da questa situazione:

Le persone che vestono in modo eccentrico sono trasgressive e non amano il rispetto delle regole (luogo comune riferito ad un gruppo sociale di nicchia)

Giulia veste in modo eccentrico (osservazione del fenomeno)

Giulia è trasgressiva e non ama il rispetto delle regole (conclusione)

Ma la forma quasi mai è sostanza e il nostro amico lo ha imparato a proprie spese. L’errore di Giovanni, in realtà, non è stato quello di aver rifiutato Giulia per i suoi gusti personali. Questi, infatti, sono estremamente soggettivi, variano da persona a persona e ciascuno ha il diritto di scegliere un partner verso cui prova affinità e attrazione in base a ciò che percepisce maggiormente desiderabile. Quando incontriamo qualcuno che possiede degli aspetti che ci sembrano davvero troppo distanti dal nostro mondo è giusto riflettere su quale sia la strada da intraprendere perché costruire una relazione con qualcuno significa accettarlo nella sua totalità senza fargli continuamente pesare la sua naturale diversità. Se le differenze tra i partner, qualunque esse siano, sono eccessive al punto da sentirsi entrambi a disagio, allora separarsi può essere la soluzione migliore per il benessere di tutti e due, a meno che non ci si venga incontro adattandosi l’uno all’altra senza che ne risulti, però, una castrazione delle personalità coinvolte.

In questo esempio, l’errore di ragionamento su cui è opportuno soffermarci, non è la riflessione sulla relazione che è scaturita in Giovanni in seguito ai suoi timori, ma il fatto di aver giudicato Giulia sulla base di un luogo comune che considera le persone estrose poco adatte a prendersi delle responsabilità. Piuttosto che dedicarle del tempo e conoscerla meglio, anche solo in amicizia, per capire se le idee di Giulia fossero davvero quelle simboleggiate dai suoi abiti oppure la ragazza stesse semplicemente seguendo una moda che le piaceva, il nostro ha deciso di troncare la relazione sul nascere.

Chi utilizza il default per prendere decisioni importanti dovrebbe tener presente che la parola chiave alla base di questa fallacia è svalutazione: infatti, per rifiutare di vivere un evento che potrebbe dimostrarsi potenzialmente appagante senza dover incorrere nel senso di colpa e nella percezione della propria inadeguatezza nel fronteggiare la percentuale fisiologica di rischio insito in ogni situazione nuova, la soluzione è decidere di farsi guidare dal senso comune svalutando il potenziale dell’evento prima ancora di averne fatto esperienza.

Il caso di Giovanni mi fa venire in mente il film '…e alla fine arriva Polly' (2004)[6] in cui il protagonista, interpretato da Ben Stiller, è alle prese con Polly (Jennifer Aniston): una ragazza sopra le righe che vive una vita molto diversa dalla sua. Ben Stiller interpreta un uomo rigido, a tratti ossessivo-compulsivo, che ha difficoltà a lasciarsi andare ma che, innamorato di lei, dovrà decidere se ricucire il rapporto con una ex-moglie ordinaria, che però l’ha tradito, oppure rivedere i suoi schemi di vita e costruire un futuro con Polly.

Fortunatamente, la struttura formale del ragionamento per default, come quella induttiva e abduttiva, se usata nel modo giusto può apportare grossi benefici alla nostra vita e alle nostre relazioni. Vediamo come.

Nella logica formale il default è definito non monotòno. Un ragionamento si dice monotòno quando, aggiungendo nuove premesse ad una inferenza, la conclusione non cambia. Per ottenere tale risultato, però, le nuove premesse non devono escludere e contraddire quelle che sono già in nostro possesso, altrimenti anche la conclusione che avevamo inizialmente verrà di conseguenza modificata. In altre parole, se aggiungo informazioni che non annullino la validità di quelle di cui sono già in possesso, allora la mia conclusione resta invariata perché esse vanno a convalidare ciò che già ritenevo vero.

Il fatto che la struttura del default sia non monotòna vuol dire invece che, se ad un’inferenza aggiungiamo delle premesse che annullino quelle di cui eravamo già in possesso, la conclusione sarà diversa. Questo è molto importante per la nostra funzione di valutazione, in quanto implica che i nostri ragionamenti sono sempre rivedibili e che è possibile cambiare idea su cose e situazioni utilizzando semplicemente un po’ di senso critico. Alcuni luoghi comuni sembrano all’apparenza così sensati da non lasciare dubbi sulla loro veridicità eppure, applicando la proprietà di non monotonia del ragionamento per default, è possibile riflettere su ciò che abbiamo assunto in precedenza come vero ed eventualmente modificare le nostre azioni prima che danneggino le nostre relazioni.

Per concludere, alla luce di questi tre articoli sul rapporto tra la struttura logica formale dei nostri ragionamenti e le nostre scelte, possiamo renderci conto di quanto il dubbio e l’incertezza siano qualcosa che farà sempre parte dell’uomo. La persona capace di compiere scelte che migliorino la qualità della sua vita, però, non è quella che non mette mai in discussione le proprie valutazioni, ma chi, proprio nel momento di instabilità, è capace di riflettere consapevolmente sul suo vissuto ed è disposto a riconoscere l’errore.

Non vi nascondo la mia commozione per aver terminato la terza parte di questo lungo articolo. Era davvero da molto tempo che desideravo fare un lavoro ben articolato sul rapporto tra la logica e i nostri ragionamenti. Tante cose ci sarebbero ancora da dire, ma chissà che io non torni nuovamente a parlarvene…

Grazie del tempo che avete dedicato a queste letture e, mi raccomando, condividetele sui vostri social preferiti così che anche altre persone abbiano la possibilità di conoscere ciò che per voi è utile e interessante.

 

Note:

[1] Cesare Cremonini, Logico #1 (2014);

[2] Dario Palladino (2002), Corso di Logica. Introduzione Elementare al Calcolo dei Predicati, p. 27, 2004, Carocci Editore S.p.A., Roma;

[3] Ibidem;

[4] Giambattista Vico (1725), Degnità della Scienza Nuova, XII;

[5] "Una subcultura può accomunare un insieme di persone con caratteristiche simili come per esempio l'età, l'etnia, la classe sociale o il credo religioso o politico, l'abbigliamento. Ogni subcultura è espressione di particolari conoscenze, pratiche o preferenze (estetiche, religiose, politiche, sessuali, ecc.) e a volte è definita nell'ambito di una classe sociale, di una minoranza (linguistica, etnica, politica, religiosa) o di un'organizzazione. Le subculture sono spesso definite in contrapposizione ai valori delle culture più grandi in cui sono come immerse, sebbene su ciò non tutti i sociologi siano d'accordo" (fonte Wikipedia );

[6] Along came Polly, di John Hamburg (2004).

 

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