Ti Rivelo la Strategia Giusta per Farti Capire dagli Altri

Pubblicato da Mada Alfinito nella categoria Regole per una Buona Comunicazione il 23/06/2020ultimo aggiornamento il 23/06/2020

Segui Questi Quattro Semplici Passaggi

 

 

"Tu sai quanto sia difficile per me

disfarmi del disagio che si impossessa della mia lingua

in situazioni come questa."[1]

 

Hai mai provato la sensazione di non sentirti capito dalle persone che fanno parte della tua vita? Ti è mai successo di provare ad esprimere un’esigenza personale o una richiesta e non sentirti presa in considerazione? Se sì, all’inizio avrai probabilmente pensato che fossero gli altri a non essere in grado di rispondere in maniera appopriata ai tuoi bisogni e alle tue necessità. Con il tempo, però, la situazione non è migliorata e sei arrivato/a al punto di chiederti: e se il problema fossi io? Se hai vissuto tale esperienza, questo è l’articolo che fa per te.

Iniziamo dalla domanda fondamentale:

Sono io il problema?

Difficile stabilirlo: non conoscendoti personalmente, non posso dirti se ci sia qualcosa nelle tue credenze personali o nel tuo comportamento che crei un cortocircuito nei tuoi rapporti interpersonali. La buona notizia però è che, a prescindere da quali siano le tue difficoltà emotive e relazionali, puoi iniziare sin da ora a far sì che gli altri ti comprendano. Come?

Usando la strategia comunicativa giusta.

Per costruire una comunicazione efficace ti basterà seguire attentamente i quattro semplici passaggi che adesso ti spiego:

1) Tieni conto del tuo interlocutore. Spesso diamo per scontato che chi conduce la conversazione sia il protagonista. Avete presente l’espressione verbale della lingua italiana essere l’anima della festa? Questa locuzione ben riassume la tendenza a credere che la persona che muove e arricchisce la conversazione sia la più importante, mentre coloro che gli sono intorno abbiano un ruolo marginale. È certamente vero che quando un soggetto avvia un'interazione per perseguire un obiettivo fornisce implicitamente all’altro delle linee guida per sviluppare un particolare argomento ed evitare che si vada off-topic, ma la presenza dell’altro non è assolutamente subordinata al primo: tutte le persone coinvolte in una discussione sono protagoniste perché danno il loro contributo all’interazione (e quindi, alla relazione). Non importa chi parli di più, chi dica la frase più significativa o riesca a condizionare emotivamente gli altri più di tutti, la comunicazione è un processo dinamico dove mittente e ricevente si influenzano scambiandosi parole, gesti e sensazioni che agiscono sull’altro reciprocamente. Scrisse Hora (1959): “Per capire se stesso l’uomo ha bisogno di essere capito dall’altro. Per essere capito dall’altro, ha bisogno di capire l’altro."[2] Questo primo fondamentale passaggio, ci introduce all’importanza del secondo;

2) La reazione dell’interlocutore influenza l’esito della conversazione.La maggior parte degli studi esistenti sembra che si limiti a considerare gli effetti della persona A sulla persona B, senza prendere in considerazione in eguale misura che qualunque cosa faccia B influenza la mossa successiva di A.[3] Il modo in cui abbiamo imparato sin dall’infanzia ad esprimere i nostri pensieri somiglia ad uno di quei vecchi film di guerra in cui un soldato è in procinto di lanciare una bomba a mano: l’uomo prende la giusta distanza dal bersaglio, stabilisce istintivamente quanta forza il braccio debba impiegare affinché l’ordigno arrivi dove vuole, toglie la sicura, lancia la bomba e poi scappa per non rimanere anche lui vittima dell’esplosione. Questa metafora ironica è per indicare che, fin dalla tenera età, siamo stati abituati a pensare che la comunicazione sia un processo lineare, ovvero: quando il mittente invia un messaggio, il ricevente è l’unico ad esserne definitivamente influenzato. Ma nella comunicazione non è affatto così: il destinatario, pur sentendosi in qualche modo coinvolto da ciò che gli ha trasmesso il primo, avrà una reazione che lo influenzerà a sua volta e che definirà man mano l’esito della conversazione. Se vuoi farti ascoltare, devi dare all’altro la giusta importanza, riconoscere la sua presenza, fargli capire che sei consapevole che entrambi state donando il vostro tempo e le vostre energie. Se lui o lei percepirà di essere un mero strumento per il tuo ego, farà certamente due cose: andrà via troncando la discussione oppure resterà a guardarti muovere le labbra pensando a tutt’altro. Ciò condurrà al fallimento totale del dialogo e non avrai raggiunto l’obiettivo per il quale lo avevi iniziato. Ricorda che persino un buon oratore non può essere tale se non ha qualcuno che lo ascolti e gli invii un feedback. Se manca l’interlocutore, manca la conversazione e il contenuto diverrà un monologo. È questo ciò che vuoi? Se la risposta è no, leggi il punto successivo;

3) Adatta il tuo messaggio. In virtù di quanto detto sopra, un altro errore che comunemente commettiamo è credere che chi ci ascolta sia un contenitore in cui riversare le nostre parole e tutto ciò che esse implicano: un ego ingombrante, richieste, pretese, aspettative, emozioni (per lo più negative) con il conseguente risultato di rendere la conversazione non idonea allo stato psicologico dell’altro. Questa cosa, lungi dall’influenzare l’interlocutore ad ascoltarci e venire spontaneamente incontro alle nostre esigenze, lo condiziona generando l’effetto contrario: gli fa venir voglia di allontanarsi prima possibile per riprendere ossigeno. Ma, allora, cosa dovremmo fare? Essere sempre carini e cortesi (e, quindi, finti) con tutti senza mai esprimere disappunto e nascondere i nostri problemi sotto la sabbia? Niente di tutto questo. Nessuno può e deve toglierci il diritto di esprimere le nostre opinioni, emozioni e richieste anche qualora queste dovessero non essere gradite a terzi. Il problema è che spesso diventiamo impopolari non per cosa diciamo ma per come lo diciamo ed è questo che fa la differenza in molte occasioni. Ciascuna lingua esistente al mondo possiede una struttura tale per cui è possibile esprimere uno stesso concetto in modi diversi. Una volta che hai compreso chi è il tuo interlocutore, il suo modo di ragionare e di agire, cosa gli piace e cosa invece proprio non sopporta, adatta il modo in cui ti esprimi alle sue esigenze. Usa un sistema di simboli che gradisca anche lui e che vi faccia sentire come se stesse condividendo qualcosa. L’interesse che l’altro percepirà da parte tua nei confronti del suo mondo lo renderà maggiormente disposto ad ascoltarti, mentre l’utilizzo di espressioni verbali e non a lui familiari lo aiuterà a comprendere ciò che stai dicendo. Tieni a mente che uno dei motivi per cui a volte riceviamo un rifiuto è proprio il fatto che non riusciamo ad esprimerci in un modo comprensibile per il destinatario in base ai propri fattori personali.  Usa, quindi, una struttura di interazione che soddisfi entrambi: sarà per te un modo carino di mostrare alla persona che hai davanti che ti sta a cuore e quest’ultima, notando la tua premura, ti restituirà un feedback che non farà fallire la vostra conversazione;

4) Scegli il contesto. Dove e quando sono fondamentali: una chiacchierata iniziata in un momento non opportuno o in un luogo in cui vi sentite a disagio ha esiti disastrosi. Se devi dire qualcosa di importante, scegli il momento in cui l’altro è più disponibile ad ascoltarti. Avanzare richieste quando è turbato ti farà andare incontro ad un rifiuto. Per intuire quali siano le situazioni giuste per farti avanti ponigli delle domande preliminari e in base alle risposte inizia il discorso oppure attendi. Secondo Watzlawick (1967), siamo sempre influenzati dal contesto in cui ha luogo l’interazione e a nostra volta le nostre interazioni influenzano il contesto. Infatti, così come la combinazione di fattori esterni (l’ambiente, la presenza o meno di altre persone, il momento in cui si svolge l’azione e i fatti accaduti che la precedono) e fattori interni (lo stato psicologico soggettivo) influenza il conseguimento degli obiettivi di un nucleo, anche i protagonisti dell’interazione, con le parole e il comportamento, possono dare vita a situazioni in cui altri individui vengono indirettamente coinvolti. Fa’ quindi molto attenzione al luogo e al momento in cui esprimerai le tue richieste ed opinioni: essere imprudente nella scelta del contesto potrebbe attirare elementi di disturbo (situazioni e persone inopportune) che potrebbero frapporsi tra te e l’interlocutore impedendoti di raggiungere il tuo obiettivo.

E tu, cosa ne pensi? Ti sei mai trovato in una di queste situazioni? Come ti sei sentita e come hai reagito? Raccontami la tua esperienza: puoi lasciare un commento oppure scrivermi in privato. Per una soluzione specifica ad un tuo caso personale, non esitare e richiedere la mia consulenza mandandomi una mail. Inoltre, se l’articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile anche ad altri, metti un like e condividilo sui tuoi social preferiti. Con questo piccolo gesto mi aiuterai a far crescere i miei canali e far sì che sempre più persone conoscano questi importanti strumenti di problem solving. La cultura è più bella se condivisa, dai anche tu il tuo contributo.

 

Note:

[1] Depeche Mode, Shake the Disease , (1985);

[2] P. Watzlawick (1967), Pragmatics of human communication, W. W. Norton & Co., Inc., New york; trad. it. Pragmatica della comunicazione umana, p.29, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma (1971); citando T. Hora (1959), Tao, Zen, and Existential Psychotherapy;

[3] Ivi, p.28.

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