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Per Tenerti Lontano dalla Mia Mente

Pubblicato da Mada Alfinito il 06/12/2017

 

"Staying in my play pretend, where the fun ain't got no end,

Can't go home alone again, need someone to numb the pain.

You're gone and I gotta stay high all the time,

to climb to high all the time to keep you off my mind."

 

"Restando nel gioco della mia finzione, dove il divertimento non ha mai fine,

Non posso andare a casa da sola di nuovo, ho bisogno di qualcuno che anestetizzi il mio dolore.

Te ne sei andato e ho bisogno di stare su di giri tutto il tempo,

arrivare a sentirmi alle stelle per tenerti lontano dalla mia mente."

(Tove Lo-Habits)

 

Oggi vi parlerò della pratica dell'astinenza come strategia terapeutica nell'ambito della dipendenza affettiva e del mal d'amore in generale.

Vi avevo già parlato precedentemente di cosa sia il turismo sentimentale (ecco il link all'articolo: Il turismo sentimentale è un viaggio scomodo ) e di come sia deleterio per la vita emotiva di coloro che lo praticano in quanto impedisce la costruzione di una solida identità di base e inficia la capacità di avere relazioni affettive e sessuali soddisfacenti nel breve e nel lungo periodo.

L'interruzione di una relazione amorosa è una delle esperienze più dolorose che gli esseri umani possano fare perché ciò comporta sperimentare la condizione dell'abbandono. La separazione da una persona che si ama viene paragonata dagli psicologi ad un vero e proprio lutto. Anche se l'ex partner è vivo/a, ci si sente come se avessimo perso per sempre e in modo irreparabile ciò che prima ci sembrava desse un senso e gioia ai nostri giorni. Dopo un abbandono ci si sente generalmente spenti, privi di vita, tristi, senza alcuna motivazione nel fare le cose di tutti i giorni-anche quelle che di solito ci piaceva tanto fare. La vita cambia all'improvviso: bisogna iniziare da zero, da soli e con le proprie forze e i primi mesi sembra quasi impossibile poter tornare a riempire con i nostri sforzi gli spazi lasciati vuoti da chi era accanto a noi e solo un attimo prima diceva di amarci.

Nel precedente articolo ( Recuperarsi dalla dipendenza affettiva ) ho parlato di come sia possibile uscire fuori dal tunnel della dipendenza affettiva mostrandovi due delle migliori soluzioni possibili: un recupero basato sulla frequentazione di un gruppo di sostegno oppure una modalità di recupero basato su dei colloqui individuali con uno psicoterapeuta. Per esperienza fatta durante le mie ricerche sull'argomento ritengo che, laddove sia possibile, la cosa migliore sia fare un percorso che integri entrambe le opzioni. Qualora invece non si avesse la possibilità di affrontare il recupero mediante queste due soluzoni combinate, avviare anche solo uno di questi percorsi può essere efficace purché ci sia tanta voglia di farcela, di guarire e di riuscire anche quando sembra impossibile.

A questo proposito, quando un dipendente affettivo o un qualunque individuo senza un particolare disagio emotivo si trova a dover elaborare il lutto di una separazione, gli esperti suggeriscono alcune attività verso cui canalizzare le proprie energie e pensieri per riuscire a vivere in modo sano e produttivo in termini di benessere psicofisico questo evento tanto particolare e doloroso. I suggerimenti sono i seguenti:

-Uscite il più possibile (impegni personali e lavoro permettendo) e cercate di frequentare persone con cui vi trovate a vostro agio e che vi facciano divertire. Sentirvi amati e benvoluti aumenterà il vostro senso di autostima. Ricerche attuali confermano inoltre che ridere di gusto ha un effetto benefico sul cervello il quale, in tali circostanze positive, produrrà ormoni che daranno sollievo alle vostre sofferenze rendendovi maggiormente predisposti a superare il trauma subito e, di conseguenza, a guarire dai vostri disagi emotivi, mentali e fisici;

-Appassionatevi a nuovi hobbies. Non c'è niente di più stimolante per il vostro cervello e per il vostro cuore di una bella novità. Un nuovo ambiente e una nuova attività da fare miglioreranno la vostra autosima in quanto vi scoprirete capaci di fare cose che non avreste mai pensato di poter fare. Distravi divertendovi porrà il vostro cervello in uno stato creativo facendovi ritrovare il coraggio e la voglia di riprendere in mano la vostra vita. Andate al cinema, leggete nuovi libri, fate attività manuali, appassionatevi a qualche nuova serie televisiva: creare dei nuovi spazi tutti per voi vi indurrà inoltre a pensare che forse ciò che faceva il vostro/la vostra ex partner per riempire le vostre giornate non era poi così insostituibile e che forse la relazione precedente stava bloccando qualcosa nella vostra crescita personale e nello sviluppo delle vostre abilità... A buon intenditor...

-Fate shopping. Se le vostre finanze lo permettono, compratevi qualcosa che vi faccia sentire belli e sensuali: abiti, scarpe, accessori. Tornate a darvi un tono per voi stessi e non per l'ex partner (e magari andate anche dal parrucchiere). Questa azione manderà un messaggio forte e chiaro alla vostra autostima: "Hey! Non sono così male come credevo!" Se non volete o non potete permettervi abiti e accessori, anche solo comprare un oggetto che desiderate da tempo, non importa se sia utile o una frivolezza, vi aiuterà a sentirvi meglio e più motivati nel voltare pagina;

-Dedicatevi alla cura del vostro corpo. Andate in palestra e lavorate con più energia e motivazione al programma che seguite. Se non fate sport potrebbe essere giunto il momento di provarne uno nuovo o di riprendere quello che precedentemente avevate abbandonato forse proprio per compiacere il/la precedente partner (sic!). In alternativa a ciò, dedicatevi semplicemente ad attività che riguardano il vostro benesere fisico come andare in una Spa o in un centro estetico per sottoporvi a un trattamento di bellezza rilassante, magari un bel massaggio. Ciò che conta davvero è coccolare voi stessi!

-Studiate o lavorate più intensamente. Questa forse potrebbe sembrarvi la parte più difficile di tutta la faccenda perché, si sa, la maggior parte di noi trova difficile riuscire a concentrarsi in situazioni del genere. Il pensiero sembra andare sempre in quella direzione... sbagliata! Ma provateci lo stesso: fatelo per voi stessi, per la vostra dignità e per la vostra vita. Vedrete che focalizzare l'attenzione su qualcosa nello specifico che non sia la vostra disastrata vita sentimentale vi aiuterà a disintossicare il cervello e al termine del lavoro svolto vi sentirete con la mente più pulita e il cuore più leggero. Provate per credere!

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: "E l'amore?"

Gli esperti sconsigliano caldamente di iniziare una nuova relazione subito dopo aver subito un abbandono e ciò vale sia per le persone con la tendenza al turismo sentimentale sia semplicemente per coloro che, pur non soffrendo di alcun disagio emotivo particolare, hanno inserito nella loro mente il codice di avvio alla vendetta trasversale nei confornti dell'ex: la tanto sospirata e desiderata RIPICCA.

La risoluzione dell'astinenza come rimedio ai mali amorosi Goethiani può  sembrare bigotta e paradossale quando viene proposta in psicoterapia. Quando si ha sete (d'amore) si desidera bere. Se in alternativa all'acqua ci viene offerto del cibo solido, rischieremo di non sentirci soddisfatti. Infatti, mangiare quando si ha sete fa aumentare l'esigenza fisiologica di bere e la sofferenza legata al bisogno non soddisfatto. Qualunque persona assetata d'amore e di attenzioni crede che si sentirà appagata solo quando potrà bere di nuovo alla sorgente del piacere e tenderà quindi a disprezzare qualsiasi tentativo di soddisfare il suo bisogno in modo alternativo.

Ma cos'è esattamente l'astinenza? E perché un dipendente affettivo dovrebbe riporre tutta la sua fiducia in questa pratica per avere una possibilità di guarire?

Inizio innanzitutto con il precisare che il problema della dipendenza affettiva non è l'amore. Il problema è come il soggetto vive le sue relazioni affettive il modo distorto in cui considera se stesso. L'amore è infatti una straordinaria sorgente di benessere e guarigione, ma ciò è direttamente proporzionale al modo in cui le persone affrontano questa esperienza.

La differenza tra il turismo sentimentale e una relazione sincera è che nel primo caso il soggetto è in cerca di qualcuno solo per dimenticare il ricordo di una persona che ha perso e/o per evitare di ricordare cose molto personali che lo fanno sentire triste e a disagio. Se vi ritrovate in questo atteggiamento, allora state usando l'amore come usereste un drink o una droga. Una vera e profonda relazione amorosa, invece, fa sentire voi e il vostro partner come se foste entrambi qualcosa di prezioso da proteggere e custodire. Il turismo sentimentale vi predispone a trattare il vostro "partner" come se fosse un oggetto. In alcuni casi vi sentirete come se foste voi ad usare l'altro (non senza percepire un grosso senso di rimorso), altre volte sentirete invece la devastante sensazione di essere stati usati da un estraneo. La realtà dei fatti è che in entrambi i casi vi starete manipolando e usando a vicenda.

è in questo contesto che emerge l'utilità e l'importanza dell'astinenza: a quanto pare, essa non viene proposta in terapia sulla base di un giudizio morale fondato su una realtà idealizzata. Astenersi dal farsi coinvolgere immediatamente in una nuova relazione senza aver prima elaborto il proprio lutto, messo a fuoco cosa sia andato storto nella precedente relazione e le proprie difficoltà emotive è un modo efficace di scoprire una nuova maniera di stare bene con se stessi e con gli altri aumentando le possibilità future di vivere un coinvolgimento amoroso soddisfacente ed è anche la stessa logica che sta alla base di tutti i programmi di disintossicazione da sostanza. Solo dopo che avrete conosciuto nuovi modi di apprezzare voi stessi e di approcciare gli altri, sarete pronti per decidere se continuare a vivere l'amore da turisti oppure crescere e diventare adulti nella capacità di amare. La scelta spetta soltanto a voi ma nessuno è veramente libero di scegliere fino a quando non gli vengono presentati gli strumenti adeguati per poterlo fare.

Durante il recupero l'astinenza non è per sempre. Essa potrebbe durare un mese, un anno o di più in base al tempo di cui avrete bisogno per iniziare a trovare un senso e uno scopo in voi stessi. Sarà il vostro psicoterapeuta o il vostro counselor a suggerirvi i tempi e le modalità, ma state certi che prima o poi anche l'astinenza finirà perché la migliore terapia per la dipendenza affettiva è l'amore stesso, quello vero e sincero, e non resterete per sempre senza quelle dolcissime sensazioni nel cuore.

Amare vuol dire fare quello che ci piace. Ma amare significa anche dare attenzioni e cura al vostro partner e riceverne equamente. Il turismo sentimentale vi preserva dal donare vero affetto perché in un lasso di tempo così breve potete dare e ricevere da un partner un discreto piacere sessuale ma sarete ben lontani dallo sperimentare una soddisfazione emotiva e fisica piena. Oggi sappiamo bene infatti, grazie a numerose ricerche fatte in campo neuroscientifico, che fare l'amore trova la sua fonte principale di appagamento nel nostro cervello: più siamo coinvolti da un punto di vista mentale ed emotivo da un partner più ci sentiremo soddisfatti sessualmente.

L'astinenza non è una sorta di punizione per i cattivi comportamenti avuti in passato. Il suo scopo terapeutico è ripulire la vostra mente, ridarvi lucidità, disintossicarvi per mettervi nelle condizioni di assumervi delle responsabilità e la responsabilità più grande e importante che avete nei confronti della vostra vita è rendervi conto di essere esseri umani con emozioni belle e profonde e grandi aspettative (anche se ancora non ne siete consapevoli).

La cosa migliore che potete fare se state soffrendo a causa di una separazione o se sentite la mancanza di qualcuno è semplicemente dirgli quello che provate: scrivete una lettera, fate una telefonata, chiedetegli di parlare. Se tutto questo non dovesse funzionare, il recupero vi insegnerà la sorprendente arte del lasciar andare lui o lei ovunque vogliano, anche lontano da voi.

Il turismo sentimentale tiene le persone legate ad emozioni effimere e il vostro cuore soffrirà ancora senza comunque risolvere le situazioni precedenti che hanno causato i disagi attuali.

Ogni persona dipendente prova il desiderio intenso e viscerale di sentirsi sempre su di giri ma solo un amore sincero può garantire questo appagamento nel lungo periodo. Il turismo sentimentale procura la sensazione di volare alto per una notte o una settimana ma, proprio come l'alcol o una sostanza, vi riporterà sulla Terra quasi immediatamente!

Tenete sempre la vostra consapevolezza al passo con i vostri sentimenti e non avrete bisogno mai più del turismo sentimentale.

 

Vi lascio ora con il link della canzone da cui ho preso la citazione all'inizio dell'articolo:

Tove Lo - Habits (Stay High)

 

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Cos'è la dipendenza affettiva?

Pubblicato da Mada Alfinito il 19/09/2017

Per parlarvi di cosa sia la dipendenza affettiva, riporto qui degli estratti presi dalla mia tesi universitaria del 2016 intitolata: Alessitimia e Dipendenza Affettiva. Prospettive Neurologiche e Psicologiche. Capitolo 2.1 e 2.2.

Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che lui pensa, dei suoi sentimenti, e quasi tutte le nostre frasi iniziano con ‘lui…’, stiamo amando troppo.

Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.

Quando leggiamo un saggio divulgativo di psicoanalisi e sottolineiamo tutti i passaggi che potrebbero aiutare lui, stiamo amando troppo.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo (Norwood,1985: tr. it. 13).

 

Tutti gli esseri umani, per natura, sono dipendenti dal prossimo. La dipendenza è una condizione di cui facciamo esperienza sin dal momento del concepimento. Nessuno potrà mai dichiarare di essersi fatto da solo: il nostro essere al mondo dipende dalla scelta di qualcun altro che non siamo noi. Abbiamo poi bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi durante i mesi della gestazione: in quel caso, se mangiamo, respiriamo e viviamo lo dobbiamo esclusivamente al comportamento della persona che ci sta portando in grembo e noi non possiamo fare altro che ricevere quelle cure con compiacenza. Quando veniamo al mondo le cose non sono molto diverse, in quanto abbiamo bisogno di chi si occupi dei nostri bisogni primari. Appena iniziamo a crescere la nostra autonomia aumenta ma l’indipendenza continua ad essere un lontano miraggio: ci accorgiamo, giorno dopo giorno, che non abbiamo più bisogno soltanto dei nostri genitori ma ad essi si affiancano tante altre persone a cui chiedere aiuto e sostegno continuamente. Da soli non possiamo fare quasi nulla. Viviamo tutta la nostra vita in un continuo stato di dipendenza dalle altre persone. Persino quando si diventa anziani tutto il sapere e l’esperienza accumulata negli anni serve a ben poco: avremo bisogno di chi ci garantisca una sicurezza economica dopo il ritiro dal lavoro e nel caso di problemi di salute avremo bisogno di cure.

Il concetto di dipendenza affettiva è recente nell’ambito della psicologia. Si è iniziato a parlare di questo disagio nello specifico quando Robin Norwood pubblicò nel 1985 il libro ‘donne che amano troppo’. Le donne che lessero questo volumetto trovarono che fosse una rivelazione: il libro gettò una nuova luce sulla comprensione di loro stesse e delle loro vite. In questa opera, Norwood definisce la dipendenza affettiva come una sindrome dell’amare troppo. Questo termine da lei coniato è sicuramente efficace, in quanto lascia intendere intuitivamente che il disagio di cui parla consiste in uno squilibrio nel modo di amare. Altri termini usati attualmente per la dipendenza affettiva sono dipendenza relazionale, love addiction e mal d’amore.

L’autrice sostiene sin dal primo momento che se in una relazione una delle due parti tende a dare troppo all’altro membro della coppia, mentre quest’ultimo dà poco o niente, siamo di fronte ad uno squilibrio relazionale evidente. Il concetto che farà da cornice a tutta la sua opera e ai libri che scriverà successivamente può essere associato alla antica massima soloniana iscritta sul tempio di Delfi: «nulla di troppo». Il troppo è il vero nemico delle relazioni amorose.

È importante ricordare che, sebbene il concetto di dipendenza affettiva sia nato in seguito al tentativo di dare un nome ad un male che da secoli attanagliava centinaia di donne, esso può e deve essere applicato anche agli uomini. Questi ultimi sono ugualmente inclini a soffrire di dipendenza affettiva anche se, purtroppo, attualmente resta ancora un dato statistico molto forte il fatto che sia maggiormente il sesso femminile ad amare troppo rispetto a quello maschile.

 

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